In to the Jazz. Il Jazz tra segno e materia

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di: Silvia Magna

La biblioteca comunale Rispoli, sita nel pieno centro della capitale proprio alle spalle di P.zza Venezia, ha presentato giovedì 26 Marzo, “In to the Jazz. Il Jazz tra segno e materia” : un evento aperto all’intero pubblico, e non solo agli addetti ai lavori, che ha visto protagonista il primo libro che raccoglie i disegni di Miles Davis. Edito da una casa editrice giapponese e realizzato in collaborazione con la libreria romana “Nero su Bianco”.

È stata inoltre presentata la collezione di gioielli artigianali in argento, realizzata da Fabiana Fusco, ispirata al Jazz; le locandine disegnate da Marcello Rosa e i tre racconti di  T. Monk, D.Ellington e J. Coltrane rispettivamente intitolati “Il lampione preferito di Mr. Voodoo”, “Il giro di Eddy” e “Il tempo per paradise”, accompagnati dalle illustrazioni di Fabio Magnasciutti. La serata è stata allietata dall’intervento musicale di Gianni Savelli.

Per la prima volta il pubblico può apprezzare un aspetto fino ad oggi inedito, di un grande musicista. I disegni, gli schizzi, gli scarabocchi di Miles Davis, sono raccolti e riuniti.Alcuni di essi ricordano vivamente i graffiti di Basquiat, il totemismo di moltissima arte primitiva americana, dai colori forti, senza mezzi toni, rossi, neri, blu e gialli, stesi a grandi campiture, nascondono forme, volti e immagini, a volte si lasciano accompagnare da poche parole, distese sulla carta in ordine sparso, quasi come se passassero di lì per caso. Altri invece sono stesi con penne colorate, su fondono bianco, sono linee molto più fluide, scorrevoli, silhouette di donne che scivolano via dal foglio, che anche se appena accennate rendono ben chiara l’idea, al limite tra il detto e il non detto, tra il suono e il silenzio.

Una necessità di esprimersi che si trasforma in disegno, nei momenti in cui la musica sembra essersi allontanatasi dalle corde di Davis. Così per la prima volta la sua arte si tocca e anche se diviene meno nobile delle intangibili note del pentagramma, resta sicuramente la testimonianza di un estro complesso, sofisticato che tenta di liberare in ogni modo la propria creatività.

Importantissimi nell’arco della serata il contributo di Marcello Rosa e Giovanni Savelli, che hanno tracciato le linee fondamentali della storia e dell’essenza del Jazz, rivolgendo l’attenzione anche agli eventi del panorama della capitale, come Il VillaCelimontana Jazz Festival e l’Alexander Platz (il più antico jazz club d’Italia) ed hanno inoltre risposto alle domande del pubblico accorso.

Gli spunti per una riflessione più ampia, che scavalchi il confine musicale e si estenda all’arte in generale sono stati molti. La prova sono, ad esempio, i gioielli di Fabiana Fusco, ispirati appunto dall’idea di improvvisazione, dalla possibilità di avere un punto di partenza, ma non un punto di arrivo prestabilito, di lasciare aperte le infinite possibilità di sviluppare un tema.

Così in cento anni di storia del Jazz, si è creato un filo conduttore che ha attraversato un oceano, partendo proprio da una città di mare come New Orleans, riempiendo i locali e le giornate degli Stati Uniti d’America, spostando il baricentro dell’avanguardia da Parigi a New York e fiorendo in artisti senza scuole, che hanno saputo percorrere strade di ritorno lunghe fino all’Europa. In forme di espressione molteplici e articolate che non tendono ad escludersi, ma ad accompagnarsi, a compensarsi, a divenire fine e mezzo allo stesso tempo, in un secolo di stravolgimenti storici-tecnici e sociali come il 1900.

In to the Jazz. Il Jazz tra segno e materiaultima modifica: 2009-03-31T15:09:48+02:00da uhjazzjebell
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