Ray Martino, il pugliese con il jazz nelle vene

fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=423365&IDCategoria=11

di: Mariateresa Gabriele

C’era una volta Bari, la prima città liberata dalle forze alleate e c’erano ragazzi che al Fortino, nell’immediato dopoguerra, diffondevano la musica che i loro coetanei americani avevano portato con sé, sottoforma dei 78 giri chiamati “V disc”, registrati apposta per le truppe americane in trasferta. Si ballava il boogie woogie, si suonava, c’erano virtuosi al piano e alla fisarmonica, come i figli del pittore Michele Martiradonna che a un certo punto decisero di andarsene a Milano, a tentare la fortuna, l’uno, Elio, come architetto e l’altro, Mario, come cantante. Salutarono padre, madre e sorelle e partirono per il Nord. 

Per Mario fu subito swing: quando Satchmo, il grande Louis Armstrong, sbarcò nel capoluogo lombardo, trovò proprio lui, Mario Martiradonna, in arte Ray Martino, a fargli da interprete (era l’unico che capisse il suo slang) e cicerone, tanto che lui poi lo volle nel suo gruppo e ogni volta che Ray andò in America, non mancavano di vedersi e suonare insieme. “Quel ragzzo italiano” ebbe a dire più volte l’indimenticabile trombettista, “canta jazz come lo facciamo noi!”. Testimonianze fotografiche di questa grande amicizia sono nel museo Louis Armstrong, al quartiere Corona di New York, una metropoli che Ray conosce bene.

Tanti anni di carriera, trasferte in Spagna e negli States, di casa alla Bussola di Viareggio, tournèes sui gloriosi transatlantici negli anni Sessanta, ospitate alla Rai e parti anche in film d’avventura (come “Furto su misura” con Rita Hayworth e Rex Harrison), Ray Martino canta ancor oggi, fa parte del gruppo di fondatori del jazz milanese ed è fiero di aver portato in Italia le canzoni dei grandi compositori americani, da Cole Porter a Gershwin, un repertorio che lui conosce alla perfezione; si pensi solo che in una sola serata è arrivato a cantare 200 canzoni . Per la sua voce calda e inconfondibile lo hanno spesso paragonato a Frank Sinatra anche se il nostro non disdegna il jazz più moderno. 

Gli anni del suo fulgore sono riassunti, con tanto di locandine e foto, nel libro, una vera enciclopedia in due volumi, “1944-1963 I complessi musicali italiani” di Maurizio Maiotti (che ne è anche l’editore, la distribuzione avviene nelle librerie Feltrinelli). Nel secondo volume ci sono ben nove pagine dedicate a Ray Martino (nato a Lecce per un incarico della mamma maestra, ma poi vissuto a Bari fino alla partenza definitiva per il mondo): eccolo con quartetti e quintetti, lui voce solista, spaziare dagli esordi con Walter Chiari ai concerti con Bruno Martino. Ci sono le foto dei dischi Cgd e del premio al Festival della canzone italiana a Parigi. Ha avuto anche un ruolo di discografico alla Cbs Sugar/Cgd, dove ha diretto il settore grafico. 

Una foto su Wikipedia rende conto della sua fotogenia e di come potesse essere un idolo delle folle (specie femminili) in Italia come in Spagna e un po’ ovunque nella sua vita di giramondo. Il rientro a Milano a metà degli anni 60 ha coinciso con una lunga serie di concerti in locali milanesi, della riviera ligure, in Versilia e Svizzera. La fama non è stata da allora all’altezza della sua bravura ma gli intenditori sanno che cantante di gran valore sia Ray Martino, partito da Bari con un bagaglio di canzoni e un inglese perfetto. (di Mariateresa Gabriele) 

Ray Martino, il pugliese con il jazz nelle veneultima modifica: 2011-05-01T12:39:52+00:00da uhjazzjebell
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